L’opera di ricostruzione.

L’opera di ricostruzione.

             Con i bombardamenti anglo-americani del 1943, che rasero completamente al suolo la Chiesa di  N.S. del Carmine, la città di Cagliari perse non solo un importante gioiello dal punto di vista artistico e culturale, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la fede e il culto secolare del popolo cagliaritano.

Dei quattro secoli di storia dell’antica Chiesa non rimasero che le macerie. Ma la Provvidenza non permise che la devozione mariana, nata coi P.P. Carmelitani nello storico quartiere di Stampace, rimanesse seppellita sotto quelle macerie.

E ne fu un segno quasi prodigioso quello che ancora oggi i cagliaritani raccontano e si tramandano.

Nell’attigua piazza alla chiesa dei Carmelitani, che di Nostra  Signora del Monte Carmelo prende il nome, nel 1882 venne fatta innalzare una maestosa statua della Vergine per celebrare il dogma dell’Immacolata Concezione. La furia devastatrice del conflitto mondiale, che nel 1943 rase al suolo gran parte della Città, senza risparmiare la stessa Chiesetta aragonese, da quattro secoli custodita dai P.P. Carmelitani,  nulla potè, invece, su quel simbolo della devozione mariana. Le bombe, nel febbraio di quell’anno, abbattendosi sulla stessa piazza del Carmine, scavarono una buca larga 8 metri e molto profonda, ma la statua dell’Immacolata, nonostante il violento spostamento d’aria causato dalle bombe, invece di crollare, rimase illesa, ruotando semplicemente sul suo stesso asse e mutando la direzione del suo sguardo verso l’attuale via Sassari, alle cui spalle si estendeva la Città.

Questo episodio viene ancora oggi ricordato dai testimoni di allora, come il segno della particolare protezione della Vergine del Carmine nei confronti dei suoi figli, che da due secoli continua a rivolgere il suo sguardo materno sulla città di Cagliari.

E fu infatti, con grande gioia da parte dei cagliaritani che, già nell’autunno del 1944, i Carmelitani tornarono in quel che restava del loro martoriato convento e, in un angusto spazio della vecchia sagrestia parzialmente risparmiato dalle bombe, allestirono un’improvvisata cappelletta riprendendo la loro opera di instancabile apostolato.

Sgombrata definitivamente dalle macerie, il 24 agosto del 1949 si iniziò l’opera di ricostruzione e, alla presenza dell’Arcivescovo di Cagliari venne murata la prima pietra della nuova chiesa, esattamente nello stesso luogo in cui, quattro secoli prima nelle campagne di Stampace, i primi carmelitani avevano preso dimora nell’antico tempio aragonese.

La rinascita dell’attuale Chiesa del Carmine si deve soprattutto alla grande fede del Padre carmelitano Vincenzo Antenozio, pugliese di nascita, ma innamorato della terra di Sardegna, il quale desiderò con forza di veder rifiorire la devozione carmelitana nella città di Cagliari, e si adoperò con cuore generoso ed instancabile dedizione affinché l’opera di ricostruzione avesse luogo.

  1. Vincenzo, dalla ridente cittadina di Pianella in Abruzzo, in cui allora si trovava, supplicò con insistenza i suoi superiori affinché lo rimandassero a Cagliari dove aveva “un’importante missione da compiere”. E quando finalmente giunse, dopo un avventuroso viaggio, in terra sarda, c’è chi lo ricorda piangere davanti alle macerie della vecchia Chiesa, e poi, dopo un istante di commozione, spronare i suoi confratelli con queste parole: “Ragazzi, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare, la Madonna è con noi. La Madonna lo vuole!”.

I lavori di ricostruzione durarono dieci lunghi anni, ma finalmente l’8 dicembre  del 1953 – giorno in cui si festeggia la memoria liturgica della Vergine Immacolata, rappresentata in quella statua prodigiosamente scampata alle bombe –  i Cagliaritani poterono far ritorno, tra la commozione generale, nella nuova Chiesa del Carmine,  per secoli punto di riferimento della fede mariana per l’intera Isola.

 

La nuova chiesa di Nostra Signora del Carmine, più maestosa di prima, venne ricostruita su un progetto dell’architetto toscano Ghino Venturi, ispirata allo stile romanico-pisano. Su di essa venne innalzato un campanile di oltre 40 metri di altezza, sormontato da una statua in bronzo della Madonna, realizzata dallo scultore Franco d’Aspro.

Le opere in marmo furono affidate all’architetto Pierotti di Pietrasanta, e l’arricchimento artistico della chiesa fu opera pregiata del Maestro Aligi Sassu che,

con la sua grande abilità espressiva firmò i mosaici nelle cappelle e lungo le pareti delle navate laterali, per poi concludere la sua preziosa opera con l’imponente mosaico che occupa interamente l’abside.  Tutti i mosaici furono realizzati su ispirazione ai temi e ai capisaldi della spiritualità carmelitana.

Infine, poiché i bombardamenti avevano seppellito anche il venerato simulacro della Madonna del Carmine, venne pensata una nuova statua della Vergine del Carmelo, la quale venne donata alla Chiesa dalla famiglia Capitta, che per sciogliere un voto fece scolpire, tutta in un unico pezzo, dalla ditta Mussner di Ortisei, una statua in legno pregevole, opera di indiscusso valore artistico.

Padre Vincenzo Antenozio, instancabile protagonista di quei difficili e faticosi anni di ricostruzione, oggi riposa nella chiesa che tanto desiderò veder rinascere.

In chi allora lo conobbe, sono rimaste impresse le parole che egli era solito ripetere negli ultimi tempi della sua esistenza terrena: “La Madonna mi ha aiutato a fare tante cose belle; ora tocca a voi saperle utilizzare per la gloria di Lei e per il bene delle anime”.

Sarebbe bello accogliere queste parole come dono ed eredità della fede e dell’amore di quest’uomo e della nostra gente, verso la Vergine del Carmelo;  ci aiuti il Signore a non sciupare ciò che tanto costò a chi ci precedette in questo cammino, ma a continuare a far fiorire la “feconda vite del Carmelo” nella nostra Città ed Isola.