La Madonnina Miracolosa del Carmine

La Madonnina miracolosa.

Nella Chiesa di N.S. del Carmine, in Cagliari, si venera un antico simulacro della Madonna.

Madonnina Miracolosa del Carmine

I racconti che si intrecciano attorno a questa preziosa statuetta sono tanti. Alcuni si perdono nella notte dei tempi e sono arrivati sino a noi tramandati dalla tradizione popolare; altri sono documentati in antichi manoscritti o resoconti storici di alcuni studiosi. Comunque è certo che, chi ha avuto la fortuna di vedere la Madonnina miracolosa, ha potuto ammirare uno dei più bei gioielli di arte sacra di cui si vanta la nostra Isola.

La tradizione racconta che sia stata scolpita su un pregiato ceppo di legno di cedro del Libano, direttamente dalle mani dei monaci del Monte Carmelo, nel lontano XI secolo, con l’intento di farne dono a Papa Innocenzo III, il quale l’avrebbe, a sua volta, regalata alla città di Cagliari.

Il Canonico Giovanni Spano, nella sua Guida alla città di Cagliari”, ne fa menzione, raccontando invece che il simulacro venne portato nella nostra Città da un nobiluomo sardo, di origine valenzana, Pietro Ripoll del marchesato di Neoneli;  scampato miracolosamente ad un naufragio sulla via di ritorno da Roma, il marchese decise di far costruire una cappellina come segno di gratitudine alla Vergine, dove venne esposto il prezioso simulacro. Nei pressi di questa stessa cappella i Padri Carmelitani avrebbero poi stabilito il loro convento intorno alla metà del 1600, nelle campagne di Stampace.  Il nobile ne affidò, quindi, la custodia ai P.P. Carmelitani, che tutt’oggi la conservano nella loro Chiesa.

Chi ha conosciuto l’antica chiesetta aragonese di N.S. del Carmine, ricorda sicuramente anche la nicchia, situata dietro l’altare del Cappellone, che conteneva l’effige della Madonnina, detta anche “miracolosa”.

Infatti numerosi racconti attribuiscono a questo simulacro portentosi prodigi, come quello riportato dallo storico Gerolamo Peralta nelle sue “Edizioni Sivigliane”, il quale fa menzione di  un “meraviglioso prodigio operato dalla Vergine del Carmelo a favore d’ un cavaliere sardo, della sua sposa e di tre loro figli”.

L’avventuroso racconto narra la vicenda di Don Gaspare de Piras e della sua consorte, che assieme ai figli, durante una gita nel golfo di Cagliari, vennero rapiti dai corsari barbareschi e portati a Tunisi per essere venduti come schiavi. Prigionieri dei mussulmani,  i cinque malcapitati invocarono l’aiuto della Madonna del Carmine, perché li custodisse saldi nella fede, sino alla fine. Il racconto prosegue con l’intervento di una misteriosa donna, di rara bellezza e dall’aspetto regale – identificata poi come la Vergine del Carmelo –  che versando la somma necessaria per il riscatto dei prigionieri, restituì loro l’inaspettata libertà. Questi, una volta affrancati, s’imbarcarono immediatamente alla volta della Sardegna, ma una violenta tempesta deviò il loro corso, spingendoli verso il lido di Ostia. Scampati ancora una volta alla morte, la famiglia decise di recarsi a Roma per ringraziare la Vergine del Carmelo, ricevendo in dono, dai Padri del convento, un prezioso simulacro della Madonna, con il quale s’imbarcarono nuovamente per fare ritorno a casa.  Ma la malasorte sembrava perseguitare don Gaspare e la sua famiglia, i quali incorsero nuovamente in una terribile tempesta. Il capitano della nave, convinto che la furia dei venti fosse – per un arcano maleficio –  causata proprio dalla statuetta, ordinò che fosse gettata in mare, e con questa anche la famigliola, che la custodiva. Invece – evento prodigioso! – a contatto col simulacro, il mare immediatamente si placò e don Gaspare e la sua famiglia vennero riaccolti a bordo, mentre l’eretico capitano veniva travolto dai flutti e scaraventato in fondo al mare. Così la nave poté giungere finalmente al porto di Cagliari, e con lei la famigliola sarda, indenne a tutte le traversie grazie alla prodigiosa protezione della Vergine del Carmelo. Al suo ritorno – narra la tradizione – don Gaspare fece erigere un cappella nella quale onorare e venerare la statuetta miracolosa, che si è conservata intatta fino ad oggi.

Alla Madonnina venuta dal monte Carmelo, altri prodigi sono stati attribuiti lungo il corso dei secoli, tanto che anche i nostri soldati si sono spesso rivolti a lei, pieni di fiducia, durante i difficili giorni della catastrofe mondiale, per ottenere aiuto e conforto.

Si racconta che un’Unità della Marina militare italiana, impegnata in un’azione di guerra a largo del nostro mare di Sardegna, venne attaccata da una squadriglia di caccia inglesi, che però fallirono, in modo miracoloso, il bersaglio. Gli uomini dell’equipaggio testimoniarono di aver avuto, nel mezzo della battaglia, l’apparizione, come in sogno, della Madonnina, che scampandoli al bombardamento nemico, li avrebbe poi condotti incolumi verso il porto di Cagliari. Alcuni testimoni dell’epoca ricordano ancora l’intero equipaggio, con in testa il comandante, dirigersi in parata dal porto fino alla Chiesa di Viale Trieste per ringraziare la Vergine della sua miracolosa protezione. Venne celebrata una messa di ringraziamento e dopo il canto del “Te Deum”, i militari scampati al bombardamento, offrirono come ex voto un prezioso lampadario in cristallo di Boemia, che venne collocato al centro del “Cappellone”, che ospitava, allora, il simulacro della Madonnina.

Il prezioso simulacro è anche uno dei pochi tesori, scampati miracolosamente ai bombardamenti anglo-americani del 1943, grazie al coraggio dei P.P. Carmelitani, che noncuranti delle bombe, la recuperarono scavando tra le macerie della Chiesa distrutta.

Oltre a questa speciale devozione del popolo cagliaritano, la bellezza e la preziosità della Madonnina, da un punto di vista artistico, sta sicuramente nelle ricche vesti e nei preziosi gioielli che la adornano.

Originariamente la sacra effige portava degli abiti molto semplici, confezionati secondo le usanze orientali dell’Africa, egizie e bizantine: completamente fasciata, solo il capo e le mani restavano scoperti.  Una volta, però, che si iniziò a spargere la fama dei prodigi da lei compiuti, la sobrietà di quel costume non sembrava più consona alla regalità che circondava la sua venerazione in terra di Sardegna. Fu pertanto deciso di rivestirla di vesti più suntuose, secondo la foggia spagnola dell’epoca. Le famiglie della nobiltà cagliaritana, confezionarono personalmente i nuovi abiti, ricamando ricche vesti e ornandole con raffinati merletti.

Il giorno della vestizione venne fissata una cerimonia solenne, nella quale venne inaugurato anche l’altare che la doveva ospitare, sul quale spiccava lo stemma del casato dei marchesi di Neoneli. La cerimonia venne fissata un lontano 15 di luglio del 1668 – vigilia della festa della Madonna del Carmine – a cui parteciparono i notabili della città, tra cui il Vicerè Emanuele de Cobos, Marchese di Camarossa che, per conto della Regina Marianna d’Austria, reggente del Re di Spagna Carlo II, fece dono alla Madonnina di una splendida spilla raffigurante l’aquila d’Aragona, in oro purissimo, tempestata di smeraldi, perle e rubini. Sul capo della Vergine venne posta, infine, una corona reale, come quella utilizzata dai Sovrani spagnoli. Ancor oggi è possibile ammirare questi doni, assieme ai ricchi gioielli accumulati, anch’essi di foggia spagnola, donati, come ex voto, per i prodigi da lei compiuti.

Oggi la Madonnina viene esposta alla devozione dei fedeli durante il triduo che precede la sua festa, che ricorre ogni primo mercoledì  di gennaio. L’usanza di questa festa probabilmente nasce dal fatto che il mercoledì, nell’Ordine Carmelitano, è tradizionalmente il giorno dedicato alla Madonna, e quindi dal desiderio di iniziare un nuovo anno sotto la protezione di Maria.

In questa occasione viene ripetuto, con un cerimoniale a cui solo poche persone sono ammesse, la vestizione del prezioso simulacro. L’abito, a parte il corsetto e la cappa bianca, tuttavia, non è più quello originario di foggia spagnola, ormai reso logoro dal tempo, ma una nuova veste donata dai Marchesi Manca di Thiesi e di Villahermosa, discendenti indiretti dei Marchesi di Neoneli, ricavata da un prezioso abito della Beata Maria Cristina di Savoia, sposa del re Ferdinando II di Borbone, di cui i Marchesi sono custodi.

Sono passati 400 anni da quando le fonti più attendibili documentano la presenza della Madonnina miracolosa in Sardegna; molti di più, da quando si racconta sia stata forgiata dalle mani pazienti dei monaci sul Monte Carmelo. I tempi sono cambiati e tante e diverse sarebbero le storie che essa potrebbe raccontare, in un intrecciarsi di tradizione popolare e storia, elementi di realtà, intessuti di leggenda e fantasia… Ma ciò che sicuramente la rende ancora importante è la fede e la devozione che lungo i secoli ha suscitato nel popolo cagliaritano, che da sempre la venera come “miracolosa”.

Purtroppo alle nuove generazioni di fedeli che si avvicendano oggi attorno alla Chiesa di N.S. del Carmine, la sua esistenza è spesso sconosciuta e la sua preziosità sottovalutata. Il tempo ha in qualche modo interrotto l’affettuoso rapporto tra la Madonnina e il suo popolo isolano, e i tempi in cui la gente accorreva dai P.P. Carmelitani per chiedere una piccola ciocca dei capelli della “Miracolosa” per portarla al capezzale degli ammalati, nella certezza che questi sarebbero guariti – e che i capelli della Vergine sarebbero ricresciuti – sembrano essere ormai molto lontani.

In parte, questo è probabilmente dovuto al fatto che, oggi essa viene esposta alla venerazione dei fedeli solo per 4 giorni l’anno; pertanto i racconti della tradizione che ne hanno alimentato la devozione per secoli, così come la sua ricchezza dal punto di vista artistico e storico, tendono a perdersi e a diluirsi nel corso degli anni… restando unicamente nella memoria di chi, ormai anziano, è stato testimone diretto della devozione che il popolo cagliaritano ha nutrito, per secoli, nei suoi confronti.

Sarebbe indubbiamente un tesoro da riscoprire e da tenere sempre vivo anche nelle generazioni che verranno, importante pezzo di storia della presenza carmelitana Sardegna e segno tangibile e forte della devozione della nostra Città, verso la Vergine del Carmelo.