La Chiesa antica

La Chiesa antica

L’antica città di Cagliari sorgeva su di una rocca fortificata, delimitata da possenti mura, il cui accesso era possibile solo attraverso due porte, sovrastate da alte torri, ancor oggi intatte: la torre dell’Elefante e quella di San Pancrazio. Il nucleo della città, edificato nel quartiere storico di Castello, era collegato al porto attraverso il quartiere fortificato della Marina. Ai piedi delle mura di Castello, ai due versanti est ed ovest della rocca, sorgevano altri due borghi, Villanova e Stampace, abitati prevalentemente da mercanti e artigiani.

E’ a poca distanza dal borgo di Stampace e dalle mura che delimitavano la Marina, che, in aperta campagna, alcuni monaci carmelitani costruirono la loro prima chiesa nel capoluogo dell’Isola, intorno al 1580.

Inizialmente rifugiati sul Colle S.Elia, i primi religiosi dell’Ordine furono poi costretti a ritirarsi nell’entroterra della Karales romana a causa delle incursioni barbaresche, abbandonando i loro eremi, nei primi decenni del 1600. Essi presero dunque possesso della Chiesa fatta costruire diversi anni prima, in stile tardo gotico, nelle vicinanze del luogo in cui, secondo la tradizione, sorgeva una piccola cappella fatta innalzare dalla nobile famiglia sarda dei marchesi Ripoll di Neoneli nel 1608, per ospitare la statua di una Madonnina, scolpita in legno di cedro del Libano, che si diceva essere miracolosa. La stessa statua venne poi donata da don Pietro Ripoll, marchese di Neoneli, ai Padri Carmelitani.

L’antica chiesa divenne ben presto un importante centro di devozione mariana per tutta l’Isola e punto di partenza per la diffusione della spiritualità carmelitana in Sardegna.

Nella celebre “Guida alla città di Cagliari”del 1861, il Canonico Giovanni Spano dà una precisa descrizione dell’antica Chiesa del Carmine, allora ancora intatta, dopo quasi 3 secoli dalla sua fondazione.

«Tornando indietro nella medesima contrada, il primo vicolo che s’incontra a man dritta vi condurrà alla Chiesa e Convento del Carmine. (…) Non si sa però precisamente il tempo della fondazione del chiostro e della chiesa, che non è anteriore al secolo XV.

Nella piazza, la più vasta che esista in Cagliari, vi è marcata l’area del mezzo ettolitro. In mezzo alla piazza osserverete un’antica colonna di lumachella che segna la giurisdizione del territorio dei frati.»  (G. Spano, 1861 p. 161)

E’ sempre dalla minuziosa ricostruzione fatta dal Canonico Spano, che ancor oggi – oltre alla memoria storica di chi l’ha conosciuta – sappiamo qualcosa dell’architettura dell’antica Chiesa carmelitana.

«L’interno della Chiesa è di una navata, sormontata da una proporzionata cupola. E’ degna di attenzione non così per i marmi, come per i preziosi dipinti di cui è adorna (…)» (G. Spano, 1861 pp. 161-162)

«Nel Cappellone che sta a man dritta, formato a cupola e dedicato alla Vergine del Carmine, avvi l’altare di marmo con una nicchia in alto dove è collocato un piccol simulacro della Madonna del Carmine, vestita alla spagnuola con drappo verde vellutato. E’ in molta venerazione perché si crede che sia stata portata dal Monte Carmelo a Roma, e di qua trasportata in Cagliari da uno della famiglia di Neoneli, il quale per esser stato liberato da un naufragio, nel restituirsi in patria, fece voto di edificare questa Cappella, che è più antica della chiesa, attesa la costruzione dei peduccj. Con ragione perciò è detta la Madonnina Miracolosa (…): è opera del secolo XI, e forse più antica. (…)

La cupola è dipinta, nel centro vi è il Padre Eterno, il resto è a spartimenti. La cappella è patronato della Casa Neoneli per la ragione sopraddetta.»   (G. Spano, 1861 p. 162

E così lo storico prosegue nella sua descrizione di tutte le cappelle presenti chiesetta in pregevole stile gotico-catalano, e dei suoi dipinti, di cui però oggi non rimangono che queste memorie scritte, alcune rarissime foto più recenti, e due antiche pale di eccezionale bellezza, risalenti al 1600 circa, ancor oggi presenti nell’attuale Chiesa del Carmine in Cagliari.

La prima (1600 circa) attribuita a Francesco Pisano, è raffigurante S. Alberto carmelitano, e ai suoi lati S. Michele arcangelo e S. Antioco; nella lunetta superiore la Madonna del Suffragio, con le anime del purgatorio.  Di notevole valore artistico la cornice intagliata e policroma, unico esemplare presente in Sardegna.

L’altra pala, dedicata a S. Anna, viene attribuita a Gerolamo Imperato e datata 1593. Nello scomparto mediano è raffigurata, appunto, la Madonna col Bambino e alle sue spalle S. Anna; lateralmente S. Angelo, carmelitano martire e San Francesco. Nella lunetta superiore è raffigurato il Padre Eterno, e in quella inferiore sono dipinti S. Giacomo Maggiore e S. Pietro; sulla predella è raffigurata centralmente La Pietà, e altri santi.

Questi due gioielli sono tutto ciò che dell’antica chiesa del ‘500 è scampato ai bombardamenti aerei del 26 e 28 febbraio 1943, che durante il II conflitto mondiale, hanno seppellito sotto le macerie quasi quattro secoli di storia.

Ma altrettanto non si può dire per la fede del popolo sardo e soprattutto dei cagliaritani, che è rimasta intatta fino ai nostri giorni nei confronti della Beata Vergine, venerata sotto il titolo di “Nostra Signora del Carmine”e che, insieme ai religiosi dell’Ordine, hanno voluto fortemente la ricostruzione della Chiesa nell’immediato dopo guerra.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

♦ Giovanni Francesco Fara “Chorographia Sardiniae”, 1580.

♦ Can. Giovanni Spano “Guida della città e dintorni di Cagliari”, 1861.

♦ Articoli e scritti vari sulla Chiesa di N.S. del Carmine, a cura di Mariano Cocco