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Lectio Divina

 

La lectio divina è un modo particolare di leggere la Sacra Scrittura; comporta diversi aspetti. In latino, lectio significa lettura. Questi aspetti non vanno considerati come fasi nettamente separate, ma come aspetti di un singolo atto che è insieme semplice e complesso. Semplice, perché fondamentalmente è un tentativo di rispondere alla parola di Dio con il nostro sentimento; complesso, perché fondamentalmente è un tentativo di rispondere alla parola di Dio con tutto il nostro sentimento. Nell’atto concreto della lectio divina questi aspetti possono essere distinti l’uno dall’altro, ma mai separati. In quanto distinti, possono costituire il punto focale su cui porre l’attenzione. In tal senso, ad esempio, il primo aspetto (lectio, la lettura del testo biblico, appunto) è il momento in cui l’attenzione viene concentrata sullo studio accurato della Bibbia per scoprirne il significato nella sua situazione originaria. Nella pratica degli studi biblici tale studio spesso appare come un aspetto separato. Ma se stiamo davvero cercando di ascoltare la parola di Dio leggendo la Scrittura, tutti gli altri aspetti devono essere presenti, almeno implicitamente e potenzialmente.

Da questa riflessione è scaturita la teoria dei diversi “sensi biblici”.

I quattro sensi biblici

Senso letterale. La lettera insegna i fatti. È la ricerca del senso originario del testo. Se vogliamo ascoltare con intelligenza la Scrittura è importante cercare il senso originario. Ciò può avvenire osservando le persone che agiscono, i luoghi, le condizioni in cui si svolsero i fatti, gli usi e i costumi, il tempo, la geografia, il contesto storico, le motivazioni. Nella lettura, l’attenzione al senso originario del testo cerca di dare una risposta a una serie di domande semplici: Chi? Cosa? Perché? Quando? Dove? Come? Ecco le domande da farsi:

• Chi agisce?

• Quali relazioni intercorrono tra le persone?

• Quali luoghi vengono menzionati nel testo?

• Quali tempi vengono indicati?

• Cosa accade?

• Quali mutamenti intervengono?

• Quali sono i motivi dell’agire che appaiono?

Strumenti d’aiuto possono essere diverse  versioni commentate della Bibbia, dizionari biblici, diverse introduzioni alla Sacra Scrittura, atlanti.

Senso allegorico. L’allegoria (vedere con gli occhi della fede) insegna ciò che si deve credere. Siamo chiamati a guardare con gli occhi della fede. Si tratta di scoprire il mistero dell’agire di Dio e del suo consacrato, Yeshùa. Il brano scelto va letto nel contesto più ampio del libro biblico in cui si trova e nel contesto della Bibbia stessa. È necessario prestare grande attenzione al contenuto e all’unità della Sacra Scrittura nel suo insieme. Per riconoscere le tracce dell’operato di Dio e il significato permanente del testo possono essere d’aiuto le seguenti domande:

• In quale contesto più ampio dell’opera salvifica di Dio si colloca questo evento o questo brano?

• Quali brani della Bibbia conosco che abbiano un contenuto simile o dove posso trovarne altri?

Strumenti d’aiuto possono essere i riferimenti a passi paralleli della Bibbia (diverse edizioni della Bibbia li contengono), concordanze, un dizionario biblico.

Senso morale. Il senso morale ci insegna come comportarti. È la ricerca di un aiuto riguardo al modo di vivere e di concepire la vita. Questo aspetto della lectio divina affronta il cosiddetto senso morale. Oggi lo si potrebbe tradurre con “indicazioni per una vita riuscita”. Si tratta di trovare le indicazioni della parola di Dio su come condurre la nostra vita alla luce della fede. Questa ricerca si basa sulla convinzione che la parola di Dio è una parola viva e una parola di vita che ci aiuta nel cammino della vita. In tal modo il testo biblico diventa come uno specchio: “Se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com’era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare” (Gc 1:23-25). Confrontandoci con quanto dice la Sacra Scrittura possiamo comprendere meglio la nostra esistenza. Cerchiamo, cioè, di conoscere chi siamo realmente, che cosa possiamo e dovremmo fare.

Per capire meglio la vita quotidiana e gli eventi che ci accadono e che accadono intorno a noi, proviamo a rispondere alle seguenti domande:

• Dove sono arrivato/a?

• Com’è la mia vita?

• Per quale situazione della mia vita questo brano della parola di Dio è significativo?

   Oppure si può seguire una sorta d’interpretazione psicologica:

• A quale personaggio del testo assomiglio?

• Quale problema menzionato o quale situazione menzionata nel testo mi tocca personalmente?

Strumenti di aiuto: uno sguardo al mondo e alle esperienze di vita quotidiana, uno sguardo anche ai giornali e a ciò che accade.

Senso escatologico o contemplativo. Escatologico è un aggettivo che  è un aggettivo derivato dal greco ἔσχατος (éschatos, “ultimo”) e che riguarda “le cose ultime o finali” ovvero la “fine dei giorni”. Si tratta quindi di contemplare la nostra speranza. L’anagogia insegna a cosa si deve tendere. Si tratta della ricerca della nostra speranza. Ci mostra come il testo biblico risponde alla domanda fondamentale: In cosa posso sperare? Il testo può dare indicazioni anche riguardo al compimento della storia e della vita. Tali indicazioni indirizzano il nostro sguardo – come dice la stessa parola anagogia – verso l’alto. Il testo viene letto sullo sfondo delle domande che oggi ci poniamo sul significato della vita e sul futuro:

• Quali ragioni per la speranza si trovano nel testo?

• Che speranza posso nutrire nel contesto del mondo d’oggi?

Il senso letterale è la base, gli altri tre sensi costituiscono l’approfondimento, il senso spirituale. Importanti sono l’aspetto esperienziale e l’aspetto escatologico. Il senso profondo che il credente scopre nella Scrittura è l’intendere la vita spirituale come compimento della storia sacra in ogni fedele.

Ecco, è il mistero di Yeshùa il consacrato, della sua congregazione e di ciascuno di noi. A questo criterio deve ridursi il valore della lectio divina, nel senso di lettura oggettiva, cioè adattare a se stessi a ciò che dice la Scrittura, rivivere tutte le avventure del popolo ebraico, tutta la vita di Yeshùa e la vita degli apostoli.

La Scrittura ci dà il mezzo di passare attraverso le esperienze spirituali dei personaggi di cui parla. E, dato che tali esperienze sono le più varie, possono rispondere ai bisogni di tutti, di tutte le età e di tutte le situazioni spirituali. Dobbiamo provare gli stati d’animo interiori degli uomini santi e delle donne sante del popolo di Dio, realizzare i loro atti, riprodurre le loro virtù, imitare la loro devozione.

Così va intesa questa unione intima con la Scrittura. Bisogna vivere tutta la Bibbia, partecipare interamente a ciò che si legge.