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VIA CRUCIS CITTADINA 7 Aprile con ll’Arcivescovo di Cagliari S. E. Mons. Arrigo Miglio

Venerdì 7 aprile, alle 20.30, con la presenza dell’Arcivescovo di Cagliari S. E. Mons. Arrigo Miglio, dalla chiesa di santa Lucia, in via Fais a Cagliari, partirà la «Via Crucis cittadina»

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Storia dei Carmelitani in Sardegna

I Carmelitani in Sardegna

 

La devozione per la Madre del Signore, venerata col titolo di Madonna del Monte Carmelo, in Sardegna ha origini antichissime.

Le fonti storiche più attendibili fanno risalire la nascita e la diffusione in Sardegna dell’Ordine Carmelitano al 1569, ad opera dei Padri Pietro e Felice, due monaci provenienti dalla Spagna, che vi fondarono il loro primo convento.

Sembra, tuttavia, che la presenza carmelitana nella nostra Isola sia antecedente e risalga al 1506, quando, sotto richiesta del Priore Generale dell’Ordine, il Re di Spagna Federico II diede il consenso affinché alcuni monaci profughi, provenienti dalla Catalogna, spodestati di terre e conventi, venissero accolti nella città di Cagliari, in uno degli eremi presenti sul colle S. Elia, nei pressi della Torre della Lanterna.

Si racconta che in occasione della festa del Santo, il 20 luglio, il promontorio brulicasse di fedeli accorsi ai festeggiamenti per rendere omaggio al Profeta patrono. I fedeli si mettevano in cammino sui carri o a piedi, partendo dai loro paesi sin dalle prime ore della notte precedente, per partecipare alle funzioni religiose che si celebravano alle prime luci dell’alba e proseguivano poi con solenni processioni, durante tutta la giornata.

Quest’antica devozione durò sino a quando, con l’imperversare delle scorrerie dei corsari barbareschi, che con veloci incursioni assalivano le zone costiere depredando possedimenti e beni, il Viceré, il conte Alfonso d’Eril, nel 1621 fu costretto ad emanare un pregone con cui vietava lo svolgimento di qualsiasi manifestazione di culto al calar della sera.   Infatti i mussulmani, informati di queste ricorrenze da alcuni prigionieri sardi rinnegati, approfittavano, per le loro scorribande, di questa festa religiosa annuale che raccoglieva, attorno al convento dei Carmelitani, un gran numero di persone.

A causa delle continue incursioni, i monaci carmelitani furono così costretti, dall’ordinanza del Viceré, ad abbandonare tanto il convento che la chiesa ubicati sul colle S. Elia e a trasferirsi nell’entroterra dell’antica città romana di Karalis, in un convento in stile gotico-aragonese sito in mezzo alla campagna, al di fuori delle mura cittadine, a poca distanza dai quartieri di Stampace e della Marina. Pur essendo fuori dal centro abitato, il nuovo convento non assunse mai le caratteristiche di un vero e proprio eremo; i monaci dividevano la loro giornata tra il lavoro agricolo, la preghiera e la meditazione, e, quando nel 1656 una terribile pestilenza colpì la città, non esitarono a metterlo a disposizione come lebbrosario per offrire assistenza materiale e spirituale agli infettati.

I Carmelitani superarono in breve tempo i confini della città fino ad espandersi e fondare i loro conventi in diversi punti dell’Isola; tra il 1580 e il 1639 si calcola che essi possedessero già la chiesa di S. Antonio a Bosa, di Mogoro, Oristano, Alghero, Chiaramonti e Sassari, contando almeno 80 religiosi in tutta la regione.

Ben presto i Carmelitani divennero un’importante presenza nella Chiesa Sarda, diffondendo il loro carisma in tutta l’Isola e a questi centri se ne aggiunsero degli altri, tant’è che, ancor oggi, non è raro trovare le tracce dell’antica devozione alla Madonna del Carmine in diverse zone della terra sarda: Ilbono, Piementhel, Cuglieri, Gonnesa, Nuraminis, Portoscuso, San vero Milis, Seui, Assemini, Elini, Santulussurgiu, Pozzomaggiore, Bolotana, Pattada, Ozieri.

Col moltiplicarsi dei conventi, nel 1641, sotto il P. Generale Teodosio Stazio, venne istituita la prima Provincia Sarda dell’Ordine, intitolata a “Santa Teresa”. Ma dopo ben tre secoli, il 20 dicembre del 1909, la Provincia di Sardegna venne soppressa e incorporata a quella Romana. Dei numerosi conventi affidati alla custodia dei P.P. Carmelitani, oggi rimangono solo quello di Sassari e questo di Cagliari; entrambi dal 1991 sono incorporati nella Provincia Italiana, sotto la cui giurisdizione rientrano i conventi del centro-nord e delle Isole, e quelli fondati nelle missioni in Romania, Congo e Colombia.

Oltre alla presenza dei Religiosi, la diffusione della spiritualità carmelitana in Sardegna, è rintracciabile anche nella presenza dei gruppi laicali, organizzati nel Terz’Ordine Carmelitano e nelle numerose confraternite dedicate alla Madonna del Carmine.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

♦ Scritti e articoli vari a cura di Mariano Cocco

♦ “I Carmelitani in Sardegna” da un articolo di A. Ledda pubblicato sul sito dell’Accademia sarda di storia, di cultura e di lingua.

Riscopriamo il vero Natale

Riscopriamo il vero Natale


20161218_120148Carissimi, desidero condividere con voi, come augurio per questo Santo Natale, uno scritto di Don Tonino Bello, che tanto mi ha affascinato e che tanto mi ha portato a riflettere su ciò che è il nostro quotidiano vivere. Don Tonino Bello, ci invita a riscoprire su come “Vivere il Natale”, è un invito a rimetterci in “Cammino”. Oggi, purtroppo non si cammina più, ma si corre, e non abbiamo più il tempo di vivere un Natale, il nostro Natale, nella semplicità, nella gioia, nella tenerezza di un Dio, che si fa fragile, di un Dio che si fa piccolo e che ci invita a vivere “L’umiltà dell’Amore”, solamente sulla via dell’Umiltà dell’Amore potremmo smettere di correre e così “Riscoprire il vero Natale”, il nostro Natale.

“Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi dell’onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.”

da “Andiamo fino a Betlemme” di Tonino Bello

Che la “Tenerezza dell’Amore” sia la gioia dei vostri cuori. Il “Verbum caro factum” benedica ognuno di voi e vi porti a vivere un Santo Natale e un sereno 2017. Maria, la Nostra Mamma Celeste, ci protegga sempre sotto il suo Manto.

Il Parroco
Fr. Antonino Mascali O. Carm.