3 Febbraio – San Biagio e la benedizione della gola

Il 3 febbraio, ritorna la festa di san Biagio con la tradizionale benedizione della gola.

Questa benedizione viene impartita usando due candele benedette (secondo il costume di alcuni luoghi,mentre in passato si utilizzava olio benedetto) nel giorno precedente, cioè per la festa della Candelora.
Comunemente, però, le candele usate per la benedizione della gola vengono benedette il giorno stesso.sanbia1.jpg (319×438)
Una tale benedizione popolare, nel tempo delle aspirine e del collutorio, può apparire un tantino sorpassata o addirittura superstiziosa.
Come dire: “ma insomma si vuole anche troppo da Dio! Possibile che non si sopporti neanche un po’ di mal di gola?”.
Tuttavia questa antica benedizione rievoca una terribile realtà tuttora presente per molti popoli.
Un tempo tutti i bambini dovevano essere benedetti a San Biagio.
Forse anche gli adulti, in tempi più recenti, non sapevano più il perché, ma era rimasto, conscio o inconscio, il ricordo di una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava soprattutto i bambini: la difterite.
Quando si presentava il mal di gola in un bambino, cosa assai frequente in inverno (intorno alla festa del Santo), la famiglia tremava fino alla sua guarigione, perché si sapeva come poteva finire perché sul palato si formavano placche le quali, moltiplicandosi, portavano all’impossibilità di respirare.
Adesso, anche se abbiamo la vaccinazione e tanti altri rimedi, continuiamo ad affidarci alla provvidente benedizione di Dio, facendo memoria del nostro passato, confidando con tutta la nostra fiducia nel Padre e, magari, aiutando concretamente quanti, nei paesi più arretrati, hanno bisogno che tanti fratelli cristiani, in onore di san Biagio, li aiutino a combattere le malattie che il benessere (non goduto da tutti) ha sconfitto.

LE RELIQUIE DI SAN BIAGIO

Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera.

Si racconta che la le pareti della Basilica, e più avanti anche la statua a lui eretta nel 1963 in cima alla Basilica, stillarono una specie di liquido giallastro che i fedeli raccolsero e usarono per curare i malati. Papa Pio IV nel 1563, allora vescovo, riconobbe tale liquido come “manna celeste”.

Non a caso a Maratea il Santo assume una valenza particolare e viene festeggiato per ben due volte l’anno; il 3 febbraio, come di consueto, e il giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie, dove i festeggiamenti durano 8 giorni, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.